Pubblichiamo un interessante articolo de “LOpinione delle Libertà” che racconta molto bene attraverso un esempio, quanto oggi i blog possano condizionare la politica e l’informazione.
Il quale punta il dito anche sul moralismo inedito di Dagospia, su cui la notizia della conversazione è stata immediatamente linkata (anche se non citata) e condannata. “Il re del buongusto D’Agostino” – commenta Pagliaro – “autore di Dagospia e del sito porno Dagosex, risponde: ‘Tale manciata di cattivo gusto la riservi per i suoi amici più intimi”. Il mondo dei blog fa paura. A chi li gestisce. La legislazione è quanto di meno chiaro vi sia al mondo. Persino il ragazzino medio che manda i suoi primi pensieri in rete, si chiede quando, perché e se verrà arrestato. La repressione della rete fa arrabbiare gli internauti, indipendentemente dalle loro idee. E sarebbe sbagliato considerare questa parte di opinione pubblica come una nicchia irrilevante. Nel 2007 gli utenti di Internet connessi a casa erano 18 milioni. Comprendendo anche coloro che si connettono in ufficio si arrivava a 23 milioni. I frequentatori del mondo dei blog, secondo quell’ultimo rilevamento, erano circa 6 milioni e mezzo. Inizia ad essere una grossa fetta dell’opinione pubblica. Internet non è più “quella roba lì che fa paura perché ci sono i pedofili”, ma uno strumento quotidiano come la televisione. Occorre maneggiarla con cautela.
Dopo la falsa intercettazione
Il mondo dei blog fa paura
di Stefano Magni
“La privata repubblica” è un blog. Non è uno di quei blog seriosi, ma è caratterizzato da una gran dose di creatività, di spirito polemico e di umorismo. Chi lo va a leggere non ha alcuna possibilità di prenderlo sul serio. Non può credere che sia il sito di un nuovo movimento estremista, quando vede che il suo amministratore ha postato una serie di finti manifesti elettorali “Per il prossimo golpe del 2008”. In uno prende di mira la nuova Dc, con la foto del ritrovamento del corpo di Moro e lo slogan dell’Udc “Io c’entro”. O la foto di Pinochet e lo slogan veltroniano “Non cambiate governo. Rovesciatelo”. Non si può credere di trovarsi di fronte a un sito di un movimento eversivo, quando si trova una parodia dell’allarme lanciato da Magdi Allam sulle minacce di Al Qaeda, con tanto di citazioni (più o meno) esilaranti di una serie di finti forum jihadisti. Eppure, quando in questo sito è stata pubblicata una conversazione pecoreccia tra Fedele Confalonieri e Silvio Berlusconi su Mara Carfagna (e insulti agli alleati del Cavaliere), in tanti si sono subito convinti che si trattasse di documenti autentici, usciti direttamente dai cassetti dei magistrati.

L’amministratore del sito “La privata repubblica” è uno studente padovano ventiduenne di giurisprudenza, uno che nell’intervista rilasciata a “Il Riformista” non vuole rivelare il suo nome, si definisce una persona “che non è niente”: non è di sinistra, ma non si identifica in questa destra. Nella notizia che era circolata su AdnKronos si leggeva che il sito fosse registrato alle Antille, una cosa torbida e misteriosa, dunque. Quando invece si trattava di un normalissimo blog registrato presso la società Aruba.it, Arezzo. “Dietro di me non ci sono i servizi segreti” tiene a precisare il blogger in un’altra intervista. Lo scherzo è durato poche ore. Dopodiché il sito è scomparso dalla rete. “Sito web in manutenzione” si leggeva. Il giorno dopo è riapparso, ma senza il post con la conversazione incriminata. Il mondo dei bloggers è entrato in allarme perché temeva che fossero intervenute le autorità, pur senza alcun avviso. In un secondo momento è circolata la notizia dell’oscuramento effettuato dalla polizia postale. Poi è stato lo stesso blogger a far cessare l’allarme: è il server che non ha retto, non è stato un oscuramento. Ma le minacce di querela di Nicolò Ghedini, legale di Berlusconi, fanno pensare a possibili future azioni legali. E tra i blogger infuria il dibattito. Si va dallo scherno, per chi ha abboccato: “Ieri Dagospia e AdnKronos cascano in una burla organizzata da un ragazzo: roba da far impallidire quelli che fecero le finte teste di Modigliani”. Alla paura di chi teme un nuovo regime repressivo su Internet, come in Cina: “Berlusconi vada sereno alle Olimpiadi di Pechino, si sentirà a casa”, si legge sul blog del romanziere Antonio Pagliaro.
Il quale punta il dito anche sul moralismo inedito di Dagospia, su cui la notizia della conversazione è stata immediatamente linkata (anche se non citata) e condannata. “Il re del buongusto D’Agostino” – commenta Pagliaro – “autore di Dagospia e del sito porno Dagosex, risponde: ‘Tale manciata di cattivo gusto la riservi per i suoi amici più intimi”. Il mondo dei blog fa paura. A chi li gestisce. La legislazione è quanto di meno chiaro vi sia al mondo. Persino il ragazzino medio che manda i suoi primi pensieri in rete, si chiede quando, perché e se verrà arrestato. La repressione della rete fa arrabbiare gli internauti, indipendentemente dalle loro idee. E sarebbe sbagliato considerare questa parte di opinione pubblica come una nicchia irrilevante. Nel 2007 gli utenti di Internet connessi a casa erano 18 milioni. Comprendendo anche coloro che si connettono in ufficio si arrivava a 23 milioni. I frequentatori del mondo dei blog, secondo quell’ultimo rilevamento, erano circa 6 milioni e mezzo. Inizia ad essere una grossa fetta dell’opinione pubblica. Internet non è più “quella roba lì che fa paura perché ci sono i pedofili”, ma uno strumento quotidiano come la televisione. Occorre maneggiarla con cautela.
Edizione 141 del 09-07-2008

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