Da poco di un mese si trova in rete un sito www.evasori.info (non promosso da un ente governativo) che si pone l’obiettivo di contrastare una delle peggiori abitudini degli italiani: evadere le tasse. Collegandosi ad esso chiunque può segnalare anonimamente quei comportamenti che creano un danno all’erario e a tutti quelli che le tasse le pagano, per convinzione o solo perché impossibilitati a eluderle.
Chi volesse far sapere allo Stato che il suo vicino nullatenente trascorre i week-end tra Cortina e Portofino o che il negoziante sotto casa non emette neanche uno scontrino ma si aggira per il quartiere con un SUV ultimo modello, basta che riempa un breve modulo fornendo una serie di coordinate: la città, l’ammontare dell’evasione, il tipo di attività, l’esercizio commerciale o il tipo di transazione. Un sistema che oltre all’anonimato del denunciante si assicura anche quello dell’evasore.
In poco più di un mese di attività sono già arrivate al sito circa 1.500 segnalazioni. Ma la sua popolarità sulla rete sta crescendo, sempre più numerose si susseguono le recensioni su altri siti o sui media tradizionali che di certo faranno aumentare il traffico. A questo contribuirà anche la concezione molto moderna del sito stesso che si avvale della tecnologia di Google Maps per “posizionare” in tempo reale le segnalazioni. Le tre cartine della penisola visibili in homepage vengono continuamente aggiornate e dei “puntatori” sulle varie città segnalano le presunte evasioni.
Nel sito è stata creata anche una sorta di classifica degli evasori suddivisa per categorie. Per volume di sommerso la voce “costruzione di edifici” guida l’elenco, seguono gli studi legali e i notai, i medici e i dentisti, gli architetti e i ristoranti. Se invece si guarda al numero di segnalazioni sono gli scontrini “dimenticati” o le prestazioni di artigiani (idraulici, elettricisti o falegnami) a farla da padrone.
Interessante è anche la sezione che accoglie i commenti degli utenti. La delazione, anche se supportata dalle migliori intenzioni, sembra piacere agli italiani. Il motivo probabilmente è da ricercare nel fatto molte categorie di lavoratori, totalmente impossibilitati ad evadere, devono “subire” un peso fiscale molto alto, mentre altre, possono permettersi di sottrarre al controllo del fisco una buona parte del proprio reddito creando così enormi disparità di trattamento.
Il web si rivela ancora una volta uno dei principali strumenti per cercare di combattere l’evasione. Speriamo che questa nuova trovata “privata” abbia maggior fortuna rispetto alla disastrosa iniziativa messa in campo dal governo Prodi nell’ultimo scorcio della scorsa legislatura.
Un’ultima annotazione: oggi il sito risulta essere irraggiungibile. Troppo successo o i primi problemi?
M. C.
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